LIBERTÀ

Riflettere sull’intercultura significa prima di tutto riflettere sul proprio atteggiamento verso il mondo e la sua complessità. Se all’inizio del nostro percorso accettiamo la diversità come un “dato di fatto”, un carattere costitutivo delle società contemporanee, più matura la nostra consapevolezza “interculturale” più impariamo ad apprezzarla e a considerarla come una risorsa invece che come un ostacolo da superare. Riflettere sull’intercultura significa anche mettere da parte i pregiudizi e ragionare criticamente su alcuni valori che culturalmente ci appartengono. Un esempio di questo sforzo di decentramento può essere fatto utilizzando l’idea di uguaglianza: da una parte è stata ed è tuttora fondamentale per noi, una parola-chiave nelle lotte per la giustizia e la conquista di diritti; dall’altra però questo concetto non può essere considerato esaustivo, soprattutto se ragioniamo in un’ottica interculturale. Basti pensare ai nuovi movimenti femministi che non chiedono uguaglianza ma diritto alla differenza tra i sessi. O alla distinzione tra eguaglianza ed equità: dove la prima suggerisce che tutti gli individui abbiano gli stessi valori e le stesse necessità, mentre la seconda riconosce che le persone abbiano bisogni, aspirazioni e attitudini diverse. 

Forse è possibile sciogliere questa contraddizione utilizzando un altro concetto fondamentale dell’etica occidentale: quello di libertà. A mio avviso, utilizzando come caposaldo l’idea di libertà è più facile garantire legittimità alle differenze e restituire centralità agli individui, consentendogli un maggiore margine di azione. Se l’uguaglianza rischia di schiacciare la diversità sotto il peso di ciò che è già stato detto o fatto, la libertà permette la piena espressione della creatività umana. Così le comunità indigene chiedono il riconoscimento delle loro pratiche culturali, il ritorno alla proprietà collettiva e perfino l’attribuzione di uno statuto giuridico alla terra. Così i movimenti LGBT rivendicano il diritto al desiderio e ad accogliere dentro di sé identità plurali. Così, in un mondo dove l’umanità viene ogni giorno calpestata, Eduardo Galeano reclama il “diritto al delirio”. Partire dall’idea di libertà può rappresentare una valida guida per inventare diritti nuovi, immaginare altri modi per vivere insieme e allargare le frontiere del possibile.  

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