La Formazione al Management Culturale in Italia PDF Stampa E-mail

27 Maggio 2006 Auditorium Parco della Musica Roma

Il seminario è stato realizzato con l’intento di sviluppare una discussione critica intorno allo stato dell’arte della formazione al management culturale in Italia.

La giornata è stata articolata in tre sessioni (percorsi formativi e sbocchi professionali; struttura e contenuti dei percorsi formativi; relazione con l’estero e internazionalizzazione) e strutturata in forma di dialogo.
Per ciascuna sessione sono intervenuti tre progettisti di corsi che, guidati da un moderatore, hanno proposto una discussione informale e sostanziale a cui sono seguiti gli interventi di altri docenti e operatori presenti.

Il seminario ha registrato circa 120 partecipanti, tra i quali molti professionisti altamente qualificati che hanno contribuito ad animare il dibattito, approfondendo alcuni aspetti cruciali dei temi trattati dai relatori e indicando alcuni possibili sviluppi di una confronto sistematico tra formatori al management culturale.

L’occasione d’incontro tra i formatori al management culturale italiano ha offerto lo spunto per elaborare un primo, provvisorio repertorio dei percorsi formativi realizzati nel nostro Paese, con lo scopo di proporre una riflessione su quanto è stato fatto negli anni passati e sull’esigenza di un’evoluzione degli approcci, dei metodi e delle finalità stesse dei corsi che prenda le mosse dall’esperienza maturata finora.
Il repertorio è stato distribuito a tutti i partecipanti, e ha stimolato un’ampia discussione sui percorsi per arricchirne metodi e contenuti.

Le tre sessioni del convegno hanno posto in evidenza una varietà di aspetti – indirizzi e conferme, così come elementi di fragilità e di criticità – emergenti dalla riflessione congiunta su circa dieci anni di esperienza formativa in varie sedi e con diverse vesti istituzionali. Dopo gli interventi introduttivi di Giovanna Marinelli (Comune di Roma), Gianna Lia Cogliandro (ENCATC) e Martina De Luca (ECCOM), sono intervenuti Emilio Cabasino, Ilde Rizzo, Antonio Taormina, Lucio Argano, Marco Meneguzzo, Fabiana Sciarelli, Ugo Bacchella, Walter Santagata e Luca Zan. Hanno moderato le sessioni Benedetto Benedetti, Giovanni Emiliani e Michele Trimarchi, che ha svolto la relazione finale.
Le relazioni tra i percorsi formativi e gli sbocchi professionali sono state affrontate alla luce della proliferazione di corsi che, in misura più o meno intensa, prevedono comunque una quota di insegnamento di discipline economiche e manageriali della cultura. L’eccesso di corsi si associa, inevitabilmente, al rischio di una loro parziale adeguatezza ai requisiti filosofici e tecnici richiesti dal versante della domanda di lavoro. Ne emerge quanto meno l’esigenza di svolgere un esteso monitoraggio relativamente agli esiti professionali dei corsi, anche in un orizzonte temporale esteso, in modo da poter verificare non soltanto i tempi e le modalità del primo sbocco sul mercato del lavoro, ma anche l’eventuale evoluzione delle carriere, risultante almeno parzialmente dall’impianto formativo stesso.

La discussione è poi proseguita affrontando, nella seconda sessione, le tematiche legate alla struttura ottimale dei corsi di formazione, con riferimento specifico ad alcuni problemi: segnatamente, la capacità dei corsi di identificare con precisione l’ambito della destinazione professionale (se privato, pubblico o non-profit) e il relativo ventaglio di approcci e competenze richiesti; inoltre, la armonica combinazione tra le discipline (con alcuni evidenti punti critici, rappresentati ad esempio dalle discipline giuridiche, o al controllo di gestione); in particolare, speciale attenzione merita il problema delle possibili sinergie tra discipline economiche e manageriali, branche la cui elaborazione con riferimento al settore culturale è tuttora in corso, rendendo desiderabile una cooperazione interdisciplinare.

Infine, sono stati affrontati i temi relativi alle relazioni internazionali dei corsi italiani, con particolare enfasi sui problemi dell’internazionalizzazione. L’analisi critica si è sviluppata lungo una duplice direttrice: da una parte, ha enfatizzato le peculiarità dell’offerta culturale italiana, legata alla cultura materiale e alle risorse del territorio, sottolineando la relativa ampiezza degli approcci e delle tecniche che potrebbero essere utilmente “esportate” in percorsi formativi concepiti in Italia ed erogati all’estero; dall’altra parte, ha messo in risalto la diffusa renitenza degli studiosi e dei formatori italiani nei confronti delle relazioni internazionali, invitando i formatori a sviluppare, sia individualmente che istituzionalmente, rapporti di scambio che certamente rappresentano un vantaggio per l’evoluzione dei percorsi formativi in economia e management della cultura.

In conclusione, i partecipanti hanno convenuto di proseguire lungo gli indirizzi del convegno romano, avviando ulteriori riflessioni che coinvolgano gli operatori del settore e le istituzioni pubbliche dei diversi livelli di governo, ed elaborando un sistema di autovalutazione – cui aderire volontariamente – che tenga conto dei principali requisiti emersi nel corso della discussione. Eccom è stata invitata a proseguire nell’elaborazione del repertorio dei percorsi formativi, implementandolo anche grazie ai commenti e alle osservazioni che i partecipanti invieranno.

 

 
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